Ivan Ferrero, psicoterapeuta · per genitori
Tuo figlio non vuole aiuto. Tu puoi cominciare comunque.
Lo avete già proposto, forse più di una volta: uno psicologo, un colloquio, anche solo parlarne. La risposta è stata no, o un silenzio che vale un no. Intanto la casa si è riorganizzata intorno a lui: cosa si può dire, dove si può andare, chi risponde al posto suo. Questa pagina è per genitori arrivati a quel punto. Il percorso è per voi, e lui non deve venire in seduta.
La chiamata non si paga e non impegna a niente. Mi scrivi in due righe quanti anni ha e cosa succede in casa, ti rispondo io con due possibilità di orario.
Se vi riconoscete in una di queste scene
Le famiglie che arrivano qui raccontano quasi sempre una di due storie, e a volte tutte e due insieme.
- L'ansia che restringe la casa. Non va a scuola, o ci va a costo di mattine di guerra. Non esce, non risponde ai messaggi degli amici, chiede di essere rassicurato dieci volte sulla stessa cosa. Voi avete imparato a prevenire: parlate al posto suo, evitate gli ospiti, portate il piatto in camera, giustificate con i professori. Ogni volta funziona per un'ora, e ogni volta la zona in cui lui sta bene si restringe un po'.
- Il muro. «Non ho bisogno di uno psicologo.» Porte chiuse, scontri che partono dal nulla, regole che valgono finché non alza la voce. Vi dividete fra chi cede e chi si arrabbia, e in entrambi i casi la sera vi sentite sconfitti. Avete smesso di chiedere alcune cose perché il prezzo di chiederle è diventato troppo alto.
Quello che avete fatto fin qui non è un errore. Si chiama accomodamento: tutto ciò che un genitore fa per risparmiare al figlio il disagio di adesso. È una risposta d'amore, ed è anche il punto esatto su cui si può lavorare, perché dipende da voi. È l'unica parte della situazione che non richiede il suo permesso.
Perché si lavora con voi, e perché funziona
L'idea di base è semplice e all'inizio suona come una resa: non potete cambiare vostro figlio, potete cambiare la vostra parte. Ma una famiglia è un sistema, e quando uno dei pezzi si muove in modo diverso e costante, gli altri si riorganizzano. L'ansia di un ragazzo si regge in piedi anche grazie a ciò che gli altri fanno per lui, e lo stesso vale per lo scontro: non c'è escalation senza due parti.
Da qui nascono due approcci, sviluppati fra l'università di Tel Aviv e quella di Yale, che lavorano esclusivamente con i genitori. Il primo insegna a ridurre l'accomodamento un pezzo alla volta, sostituendolo con un messaggio che unisce due cose che di solito sembrano in contraddizione: «capisco che per te è davvero difficile» e «so che puoi farcela». Il secondo insegna a opporsi al comportamento senza cedere e senza contrattaccare, restando presenti: la fermezza come forma di vicinanza, non di controllo.
Tutto questo si traduce in cose concrete che fate a casa, da lunedì, con un piano scritto e un solo bersaglio alla volta. Gran parte del lavoro con me serve a reggere la fase in cui lui reagisce, che è quella in cui la tentazione di tornare indietro è più forte per tutti.
Cosa dicono i dati, e cosa non dicono
Lo studio più solido è uno studio controllato randomizzato pubblicato nel 2020 sulla rivista dell'Accademia americana di psichiatria dell'infanzia e dell'adolescenza: 124 bambini e ragazzi con disturbi d'ansia, assegnati a caso a un trattamento rivolto ai soli genitori oppure alla terapia cognitivo-comportamentale fatta direttamente con il figlio. Il lavoro con i soli genitori ha prodotto risultati equivalenti, misurati sull'ansia dei ragazzi, che non avevano mai visto il terapeuta. Per i comportamenti di scontro e di rifiuto, uno studio controllato del 2021 su 101 famiglie ha misurato una riduzione dei comportamenti problematici e dell'impotenza genitoriale, con un abbandono del percorso del 5% e quasi tutti i padri presenti fino alla fine.
Due cose vanno dette con la stessa chiarezza. Le evidenze sono più solide per l'ansia che per il ritiro vero e proprio, e nel confronto con un buon sostegno ai genitori già esistente l'approccio sulla fermezza non ha ancora dimostrato di fare meglio a fine percorso. Questi numeri riguardano popolazioni, non vostro figlio, e nessuno può promettervi un esito. Quello che posso dirvi è come si lavora, quanto dura, quanto costa e in quali casi ha senso provarci.
Se volete controllare: Lebowitz E.R. et al., Parent-Based Treatment as Efficacious as Cognitive-Behavioral Therapy for Childhood Anxiety: A Randomized Noninferiority Study, Journal of the American Academy of Child & Adolescent Psychiatry, 2020 · Lebowitz E.R. et al., Family accommodation in pediatric anxiety disorders, Depression and Anxiety, 2013 · Omer H., Lebowitz E.R., Nonviolent Resistance: Helping Caregivers Reduce Problematic Behaviors in Children and Adolescents, Journal of Marital and Family Therapy, 2016 · Schorr-Sapir I. et al., Parent training in non-violent resistance for children with ADHD: a controlled outcome study, European Child & Adolescent Psychiatry, 2021 · Fongaro E. et al., Frontiers in Psychiatry, 2023.
Per chi è, e che cosa viene prima
Il percorso è pensato per genitori di bambini e ragazzi dai 6 ai 17 anni nei quali il motore è l'ansia (separazione, scuola, situazioni sociali, paure specifiche, pensieri e rituali che non si fermano) oppure il rifiuto e lo scontro, e che non accettano un aiuto diretto. Se siete due, lavoriamo in due: un accomodamento tolto da uno e mantenuto dall'altro si annulla, e gran parte del lavoro sta proprio nel mettersi d'accordo. Se siete separati, va bene anche così, purché entrambi vogliate esserci. Se il genitore è uno solo, il percorso si fa in uno.
Ci sono situazioni in cui qualcosa viene prima, e preferisco dirvelo qui che farvelo scoprire alla terza seduta:
- Se ha parlato di farsi del male, o lo ha fatto. Non si tocca niente in casa prima di aver messo in sicurezza quel punto. Nella chiamata lo guardiamo per primo, e vi dico quali passi vengono prima di tutto il resto.
- Se il ritiro ha il colore della tristezza più che della paura: non è l'ansia che lo tiene in camera, è che niente gli interessa più. Ridurre l'accomodamento a un ragazzo così lo isola invece di aiutarlo, e il lavoro cambia forma.
- Se sospettate un uso di sostanze o un cambiamento brusco che non vi spiegate: anche qui, prima si capisce, poi si decide.
- Se ha compiuto 18 anni. Scrivetemi comunque: dai 18 anni il figlio è un adulto e il lavoro con i genitori prende un'altra geometria, che vi spiego a voce.
In tutti questi casi la chiamata di 15 minuti serve esattamente a questo: capire se questo è il percorso giusto adesso, oppure cosa viene prima.
Come funziona il percorso
I numeri stanno scritti in chiaro, perché chi ha già provato tutto non ha bisogno di essere convinto: ha bisogno di sapere in cosa entra.
Chiamata conoscitiva
15 minuti, videochiamata, non si paga
Serve a me per capire da dove partite, e a voi per capire se sono la persona giusta. Non contiene interventi e non impegna a niente. Se c'è qualcosa che viene prima, ve lo dico lì.
Incontro di valutazione
€150, una volta sola: un questionario a casa, 75 minuti in videochiamata, mappa scritta inclusa
Prima di vederci compilate un breve questionario che misura quanto la vita di casa si è riorganizzata intorno a vostro figlio: è la fotografia di partenza, e la ripeteremo a metà e alla fine. Poi un incontro di 75 minuti con entrambi, sulle situazioni concrete, su cosa avete già provato e su come reagisce lui. Ne esce una mappa del percorso di due pagine: il primo bersaglio, il piano, le misure. Resta vostra anche se decidete di non proseguire.
Percorso
€120 a incontro, 50 minuti, settimanale, con entrambi i genitori
Dieci incontri online, un bersaglio alla volta e un compito a casa fra uno e l'altro. Al quinto e al decimo si guardano i numeri insieme, con lo stesso questionario dell'inizio, così il cambiamento si misura invece di raccontarlo, e si decide se chiudere, cambiare bersaglio o aggiungere al massimo due incontri. Poi un richiamo a due mesi, per vedere cosa ha tenuto.
A ogni importo si aggiungono il 2% ENPAP e 2 euro di bollo. Fattura dopo ogni incontro, detraibile al 19% come spesa sanitaria. Il totale tipico del percorso completo, tutto compreso, è intorno a 1.400 euro.
Si paga incontro per incontro. Nessun pacchetto da versare in blocco, ci si ferma quando si vuole, senza penali.
Disdetta gratuita fino a 24 ore prima. Sotto le 24 ore l'incontro viene addebitato: quello spazio era riservato a voi e non si riempie in poco tempo.
«E lui lo deve sapere?»
Sì, e non alle sue spalle. Il percorso non è un modo per decidere di lui senza di lui: i cambiamenti che farete in casa glieli comunicherete voi, con parole che prepariamo insieme, prima di farli. Il messaggio che riceve non è «ti stiamo curando», è «non ti lasciamo da solo con questa cosa, e cambiamo noi per primi». Molti ragazzi, nel tempo, chiedono da sé di entrare in un percorso loro. Non è lo scopo di questo lavoro: è uno degli esiti possibili, e quando arriva lo si accoglie.
Quando sono la persona giusta, e quando no
Lavoro da vent'anni come psicologo e psicoterapeuta con gli adulti, e i genitori sono adulti: il paziente qui siete voi, con il vostro disagio, la vostra stanchezza e la vostra competenza su vostro figlio, che nessuno conosce meglio di voi. Da anni insegno anche come docente di sostegno in una scuola superiore di Milano, quindi la scuola, i professori e le mattine difficili li conosco dall'interno, non per sentito dire.
Se cercate qualcuno che vi ascolti e basta, probabilmente non sono la persona giusta. Se cercate qualcuno che vi dica cosa sta succedendo, su cosa si interviene e in che ordine, e che misuri con voi se funziona, allora sì. Il lavoro parte da dati raccolti, procede per obiettivi e si verifica con gli stessi strumenti a metà e alla fine: è una struttura, non una conversazione a tema.
Ricevo solo online, su appuntamento, da tutta Italia. Per un lavoro con due genitori, spesso in orari diversi fra loro, è una comodità e non un ripiego.
Scrivimi
Bastano due righe: quanti anni ha, cosa succede in casa, cosa avete già provato. Potete non fare il suo nome. Vi rispondo personalmente entro 24 ore lavorative, con due possibilità di orario per la chiamata di 15 minuti.
Arriva a me La mail arriva direttamente a ivan@ivanferrero.it. Nessun centralino, nessuna segreteria, nessuna newsletter.
Messaggio ricevuto
Ti rispondo personalmente entro 24 ore lavorative, con due possibilità di orario. Controlla anche la cartella spam.
Il messaggio non è partito
È un problema mio, non tuo, e non voglio che vada perso. Il testo che hai scritto è già pronto qui sotto.
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